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Posta Alzheimer: stimolare la memoria

 

 

“La mia mamma non mi riconosce più, dice che sono la sua sorellina, mio fratello è il suo papà.
Vuole andare a casa, e mi costringe ad interminabili giri a piedi o in auto fino a ché non dimentica il motivo per cui siamo uscite e si rassegna a rientrare.”

Tiziana mi chiede come possiamo aiutare la sua mamma a ricordare. La sua domanda mi spinge a cercare alcune risposte.

Perché i ricordi sono importanti?
Il ricordo non è utile solo per apprendere ed elaborare o trattenere un’informazione o un volto, il ricordo è fondamentale per la nostra emotività.

Noi ricordiamo esperienze vissute e questi ricordi possono contenere anche: un profumo, un sapore, un gioco, un evento colore, un volto che non è più con noi nel presente; ma che può venire evocato e subito mette in moto la nostra parte affettiva, della quale abbiamo avuto un’esperienza tangibile, forte e concreta, positiva o negativa. Il passato ci radica, ci dice da dove veniamo, chi siamo stati.

La memoria cos’è?
Ed ecco dalla definizione del vocabolario Treccani alcuni stralci del significato della parola memòria s. f. [dal lat. memoria, der. di memor -ŏris «memore»]. – In generale, la capacità, comune a molti organismi, di conservare traccia più o meno completa e duratura degli stimoli esterni sperimentati e delle relative risposte. In partic., con riferimento all’uomo (nel quale tale funzione raggiunge la più elevata organizzazione), il termine indica sia la capacità di ritenere traccia di informazioni relative a eventi, immagini, sensazioni, idee, ecc. di cui si sia avuto esperienza e di rievocarle quando lo stimolo originario sia cessato riconoscendole come stati di coscienza trascorsi, sia i contenuti stessi dell’esperienza in quanto sono rievocati, sia l’insieme dei meccanismi psicologici e neurofisiologici che permettono di registrare e successivamente di richiamare informazioni.

Come spiega bene il Libro “Breve corso di ginnastica per la memoria” di Àngels Navarro ed. Vallardi da cui ho tratto le informazioni.

La memoria si può avvalere di tre capacità di immagazzinare le informazioni dette mnemoniche:
• memoria di lavoro, trattiene le informazioni che servono per uno scopo preciso, ad esempio delle istruzioni, che poi andranno in automatico, tra cui andare in bicicletta;
• memoria a breve termine, che ritiene le informazioni per alcuni minuti è “volatile”;
• memoria a lungo termine, che conserva e permette di richiamare i ricordi anche dopo anni.

Quali tipi di memoria abbiamo? ecco i principali
1. Memoria procedurale o implicita;
2. Memoria semantica;
3. Memoria episodica o autobiografica;
4. Memoria iconica;
5. Memoria fotografica visiva;
6. Memoria uditiva;
7. Memoria motoria.

Dove risiedono i nostri ricordi?
Nel nostro cervello non esiste un solo “cassetto” deputato per conservare i nostri ricordi, piuttosto diversi “cassetti” specifici, sparsi nelle varie aree che interessano questi processi e che ci permettono di ricordare un volto, come si prepara un caffè o come si scendono gli scalini.

La memoria umana viene spesso, paragonata ad un muscolo da allenare.

Nonostante non siano note le cause delle demenze. Gli studi stanno sempre più comprendendo quali potrebbero essere le aree interessate ed i meccanismi che le causano.

Nel frattempo che la scienza trovi un farmaco efficace, alleniamo il nostro muscolo della memoria e cerchiamo di sostenerlo anche quando viene colpito da malattie che ne causano il decadimento, perché molte ricerche confermano che il cervello può essere stimolato ed allenato.

A conforto di quanto detto ti riporto qui la notizia trovata su “Dove e come mi curo” : i ricercatori del Radboud University Medical Center di Nijmegen (Paesi Bassi) hanno sottoposto oltre 70 individui a una sessione di studio con successivo allenamento fisico. L’attività primaria comportava la raccolta di informazioni su immagini relative a dei luoghi, seguita da attività fisica: 40 minuti di attività aerobica su una cyclette toccando una frequenza cardiaca pari all’80% di quella massima.

Tre i gruppi in cui sono stati divisi i partecipanti allo studio: il primo gruppo ha eseguito immediatamente l’esercizio fisico, il secondo quattro ore dopo lo studio, il terzo non ha svolto alcun esercizio. Quarantotto ore dopo i partecipanti sono valutati sia con quesiti su quanto appreso sia attraverso una risonanza magnetica. Dalle analisi è emerso che chi ha svolto attività fisica quattro ore dopo la sessione di apprendimento sapeva ricordare meglio quanto appreso rispetto agli altri due gruppi. L’esame diagnostico ha mostrato un’attività maggiore a livello dell’ippocampo, un’area importante per l’apprendimento e la memoria. «I nostri risultati –spiegano gli autori- suggeriscono che l’esercizio fisico eseguito in una determinata finestra temporale può migliorare la memoria a lungo termine e mette in evidenza le potenzialità dello sport come intervento in contesti educativi e clinici».

Suggerimenti per le attività piacevoli tratte dal sito Alzheimer Italia
• Passeggiare: è un’occasione per stare all’aria aperta, fare esercizio fisico e vedere paesaggi diversi
• Ballare: molti malati di demenza mantengono la capacità di ballare, apprezzano la musica e si divertono a rivivere antichi momenti di felicità
• Ascoltare musica: può darsi che il malato ricordi le parole e gli piaccia accompagnare con il canto
• Leggere libri e giornali, o ascoltarne la lettura: anche se le storie sono già note al malato
• Guardare la televisione (vecchi film già visti), evitando però ciò che può fargli paura
• Guardare videocassette di avvenimenti familiari importanti (matrimoni, anniversari, ecc.)
• Prendere parte a feste tradizionali, di famiglia, nazionali o religiose
• Stare in compagnia (inclusi bambini e animali domestici): gli animali domestici possono rappresentare un conforto e qualcosa con cui parlare e giocare; un animale di peluche può talvolta funzionare da sostituto
• Fare giochi di società (tombola, domino, backgammon, carte, ecc.)
• Dipingere: può rappresentare un’occasione per esprimere se stessi e comunicare
• Guardare album di fotografie
• Fare giardinaggio, anche piante da interni
• Truccarsi
• Collezionare e mettere in ordine oggetti (francobolli, fiori secchi, ritagli di riviste)
• Ascoltare canzoni, guardare film o parlare in lingua straniera: molte persone bilingui tendono a ricordare più a lungo la prima lingua che hanno imparato.

Termino suggerendo anche la Poesia per mitigare la perdita della memoria. Vi segnalo qui un video sull’argomento – La poesia: un’ancora per non perdersi nelle nebbie dell’Alzheimer 

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