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Posta Alzheimer: depressione e demenza


 

“Non riconosco più mio marito. Mi tratta male, mi dice: Vai via! è colpa tua! Lui che era un omone, dimagrisce sempre più.

Carolina si sfoga così dopo una visita al marito che ora vive in una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale). Ha la demenza, ed era diventato ingestibile a casa.

Giorgio è nato nel 1945, sta per compiere 74 anni. Per anni è stato il Preside nel Liceo di una cittadina del centro Italia.

Giorgio ha cominciato a notare qualcosa di strano dieci anni fa, tutto è cominciato con disturbi nella visione notturna, problemi alla guida di notte poi anche di giorno. Tanti controlli con i medici per verificare lo stato degli occhi, dopo tre anni, arriva la diagnosi: Decadimento neurologico tipo malattia d’Alzheimer.

Giorgio rifiuta per anni qualsiasi farmaco lamentando effetti avversi e non soddisfacenti.

Carolina continua a lavorare, lei non è in pensione, Giorgio resta solo a casa. La loro vita sembra trascorrere nella routine. Però, negl’ultimi tre anni, emergono i problemi comportamentali, la dis-percezione della realtà: Giorgio manifesta gelosie ingiustificate e folli nei confronti di Carolina, si sente perseguitato da tutti, respinge le amicizie meno intime, diventa ossessivo con quelle più affezionate. Esce sempre meno, non si lava, trascura tutti i suoi interessi divenuti impraticabili per la cecità, diminuisce l’appetito, per Carolina è una lotta trovare un cibo che gli piaccia, inizia l’affaccendamento inoperoso, l’agitazione, la depauperazione del vocabolario di parole, le difficoltà a gestire un discorso, l’insonnia.

Cosa lamenta Giorgio? Nessuno lo capisce.

Quella persona così vitale e capace di gestire la sua vita e la sua scuola, ora che la malattia è ad uno stadio così avanzato, viene percepita e trattata come malata e lui si risente, interpreta e trasforma.

Giorgio sente di non essere nel suo ambiente familiare, chiede di poter tornare a casa. Non è compreso, si sente abbandonato da tutti e tutto, impotente nelle sue richieste.

Durante il soggiorno in RSA per evitare che cada viene contenuto in sedia a rotelle, smette di camminare. A causa dello stadio avanzato della malattia non partecipa ai gruppi delle attività di stimolazione, trascorre le sue giornate tra la sedia a rotelle ed il letto, attendendo le visite della moglie e dei cari amici che gli restano vicino.

Ogni volta che può, manifesta la sua ribellione a quella soluzione e continua disperatamente a chiedere aiuto per tornare a casa. Il suo fisico si consuma.

A Giorgio è stata riconosciuta la giusta dignità?
E’ stato compreso come persona?
Aiutato ad esprimere le sue competenze elementari?
Cosa significa essere persona?

Su questo tema, una bella riflessione la offre il Professor Pietro Vigorelli ed io ve la riporto qui, dal suo:

Quaderno Anchise n°4 di Piero Vigorelli “Demenza: la cura centrata sulla persona è possibile? : Quella che era stata una persona vitale e capace di gestirsi nel mondo, quando la malattia progressivamente arriva a uno stadio avanzato, viene automaticamente percepita come un malato. Il suo essere affetto da demenza tende ad assorbire tutta l’attenzione e a ridurre la sua dimensione di persona. L’anziano con demenza sembra perdere addirittura i principali connotati dell’essere persona. Dobbiamo ammetterlo.

Il malato con demenza è una persona anche quando diventa totalmente dipendente? anche quando non parla più? anche quando sembra avere perso consapevolezza di se? anche quando non riconosce più se stesso e gli altri?

Se vogliamo fare una cura centrata sulla persona è necessario aprire una riflessione profonda sull’essere persona in tutti gli stadi di malattia.

Sempre in questo libro a pag. 19 viene osservato l’aspetto de “Depressione e benessere nella persone con demenza”. Lo tratta il Médico Gerontopsiquiatra Magister en Psicogerontología Susana González Ramirez de Santiago del Cile.

Sulle cause della depressione. Qualcosa sappiamo, ma è di più quello che ci chiediamo. Sebbene conosciamo l’ampia varietà di sintomi e segnali con cui la depressione può presentarsi, esiste un consenso sulla pluralità di fattori nella sua eziopatogenesi, in cui si combinano in diverse proporzioni elementi biologici, di personalità, psicosociali, emozionali, ambientali e culturali. Non esisterebbe una causa specifica di depressione, ma un insieme di fattori predisponenti e circostanze scatenanti che sfociano nella generazione di sintomatologia depressiva in un particolare soggetto (Toro, 2013).

Sul modo di presentarsi. … i sintomo depressivi tendono a confondersi con la normalità,… Questi pregiudizi, basati sul modello biosociale della vecchiaia che la vede come una tappa di decadmento, passività e morte sociale, impediscono che il malessere depressivo susciti il bisogno d’aiuto e d’attenzione; l’anziano coinvolto si rassegna alla sua condizione e chi gli sta intorno attribuisce all’età i cambiamenti che avverte, ragione per cui nemmeno richiede la consulenza di un professionista.

Sull’associazione depressione e demenza. … Nella letteratura si indica che le persone con demenza possono soffrire di depressione e la pratica clinica conferma il dato. Conosciamo l’associazione tra demenza e depressione, sia che la depressione anticipi la comparsa di demenza sia che si manifesti come morbilità. Diversi studi hanno verificato la depressione come fattore di rischio nell’insorgenza di una demenza futura, come sintomo precedente della malattia o come fattore casuale, con risultati non concludenti ed addirittura contraddittori (Custodio, 2014; Bastida, 2016; Cenalmor, 2017). Quello che invece sappiamo è che le persone con demenza possono soffrire di depressione durante la malattia e l’esperienza clinica ce lo conferma. 

La persona è un’unità MENTECORPO. Quando razionalità e consapevolezza tendono a scomparire, il corpo viene alla ribalta con tutta la sua importanza, anche se è poco attraente, gravemente decaduto, deficitario, malato, ferito.

 

Consiglio a tutti di leggere il libro del Professor Pietro Vigorelli, Alzheimer, Come favorire la comunicazione nella vita quotidiana, un ottimo spunto per porci in ascolto e cercare di comprendere l’altro la sua parte sana che si rivolge a noi e ci chiede aiuto.

2 comments


  1. Johnb148

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