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Posta Alzheimer: depressione e demenza


 

Nell’anziano la depressione è un sintomo spesso sottovalutato, la maggior parte delle persone è convinto sia normale, invecchiando, perdere la spinta vitale ed essere un pò triste, ritirarsi socialmente e far fatica ad alzarsi dal letto la mattina.

Bisogna fare attenzione però, non sono pochi gli anziani che invece che parlare di abbassamento del tono dell’umore e perdita di interesse per la vita, parla di dolori e disturbi fisici, mascherando la depressione sottostante:

  • lamentando dolori generali;
  • problematiche gastro-intestinali;
  • mancanza di forze, astenia;
  • ansia;
  • giramenti di testa, confusione.

DEPRESSIONE NELLA DEMENZA E PSEUDO-DEMENZA

A titolo di esempio nei pazienti affetti da demenza di tipo Alzheimer spesso si riscontra la presenza di depressione.

La persona con demenza presenta anche, diversi sintomi psichiatrici:

  • ritiro sociale,
  • perdita di interesse
  • ideazione di colpa e di morte,
  • lamentosità e ansia

Fino ad arrivare in fase avanzata a presentare anche deliri e aggressività.

Sintetizzando e semplificando molto possiamo dire che il percorso va:

  • dalla depressione alla demenza;
  • ma anche, dalla demenza alla depressione.

LA DIFFICILE ANALISI DIFFERENZIALE TRA DEMENZA E PSEUDO-DEMENZA

Difficile distinguere la demenza dalla pseudo-demenza su base depressiva, quest’ultima è reversibile se individuata tempestivamente. Infatti, le persone con depressione presentano anche sintomi di compromissione cognitiva pur non avendo in atto sindromi neurodegenerative.

Nonché difficile da diagnosticare la depressione, quando coesistono depressione e demenza in una persona, in questi casi, individuare la depressione (distinguendola da tratti di personalità o psichiatrici precedenti alla demenza) e trattarla con terapia appropriata può aiutare a diminuire o contenere il carico dei sintomi psichiatrici sulla persona.

LA VOSTRA TESTIMONIANZA

“Non riconosco più mio marito. Mi tratta male, mi dice: Vai via! è colpa tua! Lui che era un omone, dimagrisce sempre più.”

Carolina si sfoga così dopo una visita al marito che ora vive in una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale). Ha la demenza, ed era diventato ingestibile a casa.

Giorgio è nato nel 1945, sta per compiere 74 anni. Per anni è stato il Preside nel Liceo di una cittadina del centro Italia.

Giorgio ha cominciato a notare qualcosa di strano dieci anni fa, tutto è cominciato con disturbi nella visione notturna, problemi alla guida di notte poi anche di giorno. Tanti controlli con i medici per verificare lo stato degli occhi, dopo tre anni, arriva la diagnosi: Decadimento neurologico tipo malattia d’Alzheimer.

Giorgio ha rifiutato per anni qualsiasi farmaco lamentando effetti avversi e non soddisfacenti.

Carolina continua a lavorare, lei non è in pensione, Giorgio resta solo a casa. La loro vita sembra trascorrere nella routine. Però, negl’ultimi tre anni, emergono i problemi comportamentali, la dis-percezione della realtà: Giorgio manifesta gelosie ingiustificate e folli nei confronti di Carolina, si sente perseguitato da tutti, respinge le amicizie meno intime, diventa ossessivo con quelle più affezionate. Esce sempre meno, non si lava, trascura tutti i suoi interessi divenuti impraticabili per la cecità, diminuisce l’appetito, per Carolina è una lotta trovare un cibo che gli piaccia. Per ultimo, inizia l’affaccendamento inoperoso, l’agitazione, la depauperazione del vocabolario di parole, le difficoltà a gestire un discorso, l’insonnia e l’aggressività fisica e verbale.

IL PROFONDO DOLORE DI GIORGIO

Giorgio si lamenta spesso che nessuno lo capisce.

Quella persona così vitale e capace, ora che la malattia è ad uno stadio avanzato, viene percepita e trattata come malata e lui si risente, interpreta e trasforma.

Nella sua nuova residenza, Giorgio sente di non essere nel suo ambiente familiare, chiede ai familiari ed agli amici, prima pretendendolo poi pregandoli, di poter tornare a casa. Non è compreso, si sente abbandonato da tutti e tutto, impotente nelle sue richieste.

Durante il soggiorno in RSA per evitare che cada viene contenuto in sedia a rotelle e nel letto, rapidamente smette di camminare. A causa della sua agitazione non partecipa ai gruppi delle attività di stimolazione, trascorre le sue giornate tra la sedia a rotelle ed il letto, attendendo le visite della moglie e dei cari amici che gli restano vicino.

Ogni volta che può, manifesta la sua ribellione a quella soluzione e continua disperatamente a chiedere aiuto per tornare a casa. Il suo fisico si consuma.

CONSIDERAZIONI PER UNA RIFLESSIONE SULLA PERSONA

  • A Giorgio è stata riconosciuta la giusta dignità?
  • E’ stato compreso come persona?
  • Aiutato ad esprimere le sue competenze elementari?
  • Cosa significa essere persona?

CURARE LA DEMENZA VS CURARE LA PERSONA

“I cinque bisogni psicologici fondamentali di ogni essere umano, che confluiscono nel bisogno centrale di Amore: comfort, identità, attaccamento, occupazione e inclusione.” (Tom Kitwood)

Tom Kitwood è stato psicogerontologo, considerato un pioniere nel campo della cura della demenza. Ha sviluppato dei progetti innovativi per prendersi cura delle demenze, il modello ha trasformato il mondo del prendersi cura della persona con demenza ed il modo di erogare tali servizi, partendo da quello che lui chiama un cambio di paradigma:

“La nuova cultura dell’assistenza non patologizza le persone, considerandole come portatrici di una malattia spaventosa, né le riduce a categorie semplicistiche di un quache schema strutturale preconfezionato, come la teoria degli stadi del declino delle facoltà mentali. La nuova cultura mette al centro l’unicità di ciascuna persona, rispettosa di quel che ha compiuto e piena di compassione per quel che ha sopportato. Rimette in gioco le emozioni come fonte di vita umana ed apprezza il fatto che siamo esseri incarnati. Enfatizza il fatto che la nostra esistenza sia essenzialmente sociale.” Tom Kitwood “Riconsiderare la demenza”

In tal modo, nella cura della demenza il compito principale è mantenere la persona nel suo senso più completo:

  • avere sentimenti;
  • provare emozioni;
  • esprimere la propria personalità;
  • riconoscersi in un tipo di cultura.

COMUNICARE CON LA PERSONA CON DEMENZA

Su questo tema, una bella riflessione la offre il Professor Pietro Vigorelli ed io ve la riporto qui, dal suo:

Quaderno Anchise n°4 di Piero Vigorelli “Demenza: la cura centrata sulla persona è possibile? :

Quella che era stata una persona vitale e capace di gestirsi nel mondo, quando la malattia progressivamente arriva a uno stadio avanzato, viene automaticamente percepita come un malato. Il suo essere affetto da demenza tende ad assorbire tutta l’attenzione e a ridurre la sua dimensione di persona. L’anziano con demenza sembra perdere addirittura i principali connotati dell’essere persona. Dobbiamo ammetterlo.

Il malato con demenza è una persona anche quando diventa totalmente dipendente? anche quando non parla più? quando sembra avere perso consapevolezza di se? anche quando non riconosce più se stesso e gli altri?

SEMPRE PERSONA

Se vogliamo fare una cura centrata sulla persona è necessario aprire una riflessione profonda sull’essere persona in tutti gli stadi di malattia.

Sempre in questo libro a pag. 19 viene osservato l’aspetto de “Depressione e benessere nella persone con demenza”. Lo tratta il Médico Gerontopsiquiatra Magister en Psicogerontología Susana González Ramirez de Santiago del Cile.

Sulle cause della depressione.

Qualcosa sappiamo, ma è di più quello che ci chiediamo. Sebbene conosciamo l’ampia varietà di sintomi e segnali con cui la depressione può presentarsi, esiste un consenso sulla pluralità di fattori nella sua eziopatogenesi, in cui si combinano in diverse proporzioni elementi biologici, di personalità, psicosociali, emozionali, ambientali e culturali. Non esisterebbe una causa specifica di depressione, ma un insieme di fattori predisponenti e circostanze scatenanti che sfociano nella generazione di sintomatologia depressiva in un particolare soggetto (Toro, 2013).

Sul modo di presentarsi.

… i sintomo depressivi tendono a confondersi con la normalità,… Questi pregiudizi, basati sul modello biosociale della vecchiaia che la vede come una tappa di decadmento, passività e morte sociale, impediscono che il malessere depressivo susciti il bisogno d’aiuto e d’attenzione; l’anziano coinvolto si rassegna alla sua condizione e chi gli sta intorno attribuisce all’età i cambiamenti che avverte, ragione per cui nemmeno richiede la consulenza di un professionista.

Sull’associazione depressione e demenza.

… Nella letteratura si indica che le persone con demenza possono soffrire di depressione e la pratica clinica conferma il dato. Conosciamo l’associazione tra demenza e depressione, sia che la depressione anticipi la comparsa di demenza sia che si manifesti come morbilità. Diversi studi hanno verificato la depressione come fattore di rischio nell’insorgenza di una demenza futura, come sintomo precedente della malattia o come fattore casuale, con risultati non concludenti ed addirittura contraddittori (Custodio, 2014; Bastida, 2016; Cenalmor, 2017). Quello che invece sappiamo è che le persone con demenza possono soffrire di depressione durante la malattia e l’esperienza clinica ce lo conferma. 

La persona è un’unità MENTECORPO.

Quando razionalità e consapevolezza tendono a scomparire, il corpo viene alla ribalta con tutta la sua importanza, anche se è poco attraente, gravemente decaduto, deficitario, malato, ferito.

Consigliatissimo leggere il libro del Professor Pietro Vigorelli, per porci in ascolto e cercare di comprendere l’altro e la sua parte sana che si rivolge a noi e ci chiede aiuto “Alzheimer, Come favorire la comunicazione nella vita quotidiana”.

 


SOS PARLIAMO ON LINE

Quello che mi capita spesso di vedere è la frustrazione e l’isolamento vissuto dai familiari delle persone con demenza. Un isolamento che li annienta ed immobilizza, compromette ed accellera il decorso della malattia,

Ricevere la diagnosi di demenza o affrontare il cambiamento che questo comporta nella vita e nella famiglia porta ad una grande confusione. Puoi vivere momenti di vero sconforto, aver bisogno di un confronto e suggerimenti.

Ti propongo di sentirci in videochiamata on line (utilizzando Skype oppure Facebook), per la consulenza sul tuo caso, la consultazione on line non si sotituisce al parere del tuo medico specialista, ma valutiamo insieme come fare chiarezza sulla tua situazione e quali risorse puoi mettere in campo per migliorarla.

Io ci sarò, a te basterà prenotare un’ora on line. Scrivimi qui indicando in oggetto: SOS PARLIAMO ON LINE ti arriveranno tutte le informazioni per fissarci un incontro.

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