fbpx
Scroll to top

Posta Alzheimer: cosa posso fare: cerco la “Badante” o la Casa di riposo?

Posta-Alzheimer-cosa-posso-fare-il contesto di vita-cerco-la-Badante-o-la-Casa-di-riposo

 

Il declino cognitivo di una persona con demenza può essere influenzato dal contesto di vita, questo può sostenere o compromettere: il benessere, il senso di identità, l’indipendenza.

I familiari delle persone con demenza, chiedono spesso un consiglio su questo: seguirlo a casa con l’aiuto di una “badante” o spostarlo in una casa di riposo per anziani?

I problemi vanno valutati persona per persona.“Non lo accetta, non ammette che Omar è un grande aiuto per lui, per la sua autonomia e socializzazione. Anche questa mattina l’ha aiutato a lavarsi e cambiarsi, per accompagnarlo poi al Centro dove fa fisioterapia ed attività cognitive. Non riesce ancora ad accettare che nella sua casa debba vivere un estraneo.  Non accetta che Omar dorma nella stanza che era mia. Mi dice che ha cambiato posto a tutte le mie cose, che le ha buttate o prese per lui, che fa così anche con le sue.

Omar ha semplicemente fatto spazio per se e sistemato il casa per rendere più sicuro l’ambiente per mio padre, portando in garage tutte le cose che non servono e buttando quello che io gli avevo detto di togliere. Ho trovato mio padre che urlava con Omar, lui cercava di calmarlo. Erano vicino il secchione dell’immondizia, con mio padre immerso nella spazzatura che voleva riportare tutto a casa. I vicini affacciati alle finestre e mio padre che urlava minacciando Omar di denunciarlo alla Polizia. Non so più cosa sia meglio per lui. Dovrò portarlo in una Casa di riposo?”. –

Nella sua lettera Marco è preoccupato per la gestione della malattia del padre. Il Padre Aldo ha 72 anni. Gli è stato diagnosticato l’Alzheimer nel 2014. Le cure ed attenzioni della madre di Marco, che si era fatta totalmente carico dell’assistenza hanno contenuto molto il carico familiare di questa malattia, infatti, per Marco è rimasta quasi sconosciuta fino alla morte della madre.

Ora si trova a dover essere quotidianamente presente nella vita del padre, nonostante abbia preso un assistente h24, continua ad andare a trovarlo tutti i giorni essendosi reso conto che la perdita della moglie lo ha molto destabilizzato aggravando il suo stato confusionale e la novità della presenza di un estraneo in casa non lo fa stare tranquillo.

Mi chiede consiglio per decidere tra continuare a seguire il padre presso al sua casa e il ricovero in casa di riposo. Gli rispondo che i problemi vanno valutati persona per persona, alcune persone anziane inserite in casa di riposo istaurano nuove relazioni e si inseriscono benissimo e se accolti in un ambiente socialmente stimolante, migliorano la loro vita. Altri si deprimono. Se un anziano ha la sensazione di essere allontanato dalla sua famiglia dove ha una situazione affettivamente buona, si sente abbandonato e c’è il rischio che si lasci morire.

Molta letteratura medica geriatrica sull’argomento consiglia di conservare per l’anziano il proprio ambiente di vita. A volte, infatti, basta cambiare luogo, o anche soltanto stanza da letto per mettere in difficoltà un anziano. Con l’avanzare dell’età, infatti, si perde l’efficienza dei cinque sensi (udito e vista soprattutto) ma vengono meno anche molte capacità relazionali e sicurezze legate all’ambiente circostante. Il cambiamento determina spesso la perdita di lucidità e l’aumento di squilibri psicologici.

La famiglia è sempre la famiglia. E la salute, più si avanza con l’età, più è legata all’accoglienza e all’affetto dei propri cari. Ma non tutte le situazioni permettono di tenere in casa una persona anziana. Spesso il lavoro ci tiene tutti fuori casa dalla mattina alla sera ed è difficile prendersi cura di chi resta. Le famiglie fino ad alcuni anni fa erano allargate, con i quattro nonni e tanti zii che ruotavano intorno allo stesso nucleo familiare ed il carico era ripartito tra tutti, oggi ci si trova soli.

La malattia mentale può rendere complicato orientarsi, percepire e gestire lo spazio quotidiano e le relazioni con chi ci circonda. Il suo impatto sulla vita quotidiana è enorme:

  • Possiamo dimenticare dove abbiamo messo le cose, i nomi delle persone, di dover fare una cosa;
  • Possiamo accentuare ricordi passati rendendo complicate e confondendo relazioni attuali, aver difficoltà: a comprendere concetti astratti come quelli utili per la gestione del denaro, aver difficoltà ad apprendere nuove regole o nuove abitudini, ad accettare nuove persone;
  • Potremmo perderci dentro casa e non ricordare dove si trova il bagno;
  • Potrebbe essere fonte di stress stare con troppe persone contemporaneamente, affrontare situazioni prima abituali, il troppo rumore o la confusione in genere;
  • Possiamo diventare più sensibili ad interpretare le emozioni altrui e costruire con la fantasia una realtà tutta nostra;
  • Potremmo aver bisogno di annusare, toccare ed assaggiare per capire a cosa servono gli oggetti; il caldo ed il freddo potrebbero farci agitare e così la scarsa quantità di luce. 

Conforto Marco nella sua scelta di dar vita ad un ambiente di vita più sicuro nella casa del proprio padre. Anche se il momentaneo stress del cambiamento può farlo arrabbiare. Un ambiente stimolante e calmo può migliorare e favorire più a lungo il benessere personale del proprio caro. Ecco alcuni consigli (in uno stadio moderato della malattia): coinvolgere la persona interessata e l’assistente familiare nelle modifiche, ascoltando ed aiutandoli a mediare le proprie necessità; rimuovere solo il necessario, trovando un accordo tra l’autonomia della persona e la sua sicurezza per prevenire incidenti domestici.

Troppi cambiamenti tutti insieme tendono a disorientare e possono essere fonte di ansia e stress. Meglio adattare gradualmente, modificando piano, piano:

  • Migliorare il riconoscimento di oggetti e forme. Inserire l’uso di colori e di contrasti tra oggetti e sfondi come: pareti e pavimenti, e tra oggetti e le superfici su cui appoggiano, un colore primario molto forte per la tavoletta del water;
  • Eliminare tappeti, aggiungere corrimani in prossimità di scalini ed in bagno predisponendo maniglioni di appoggio per la doccia o la vasca ed il wc;
  • Riporre in luoghi sicuri utensili pericolosi es.coltelli), detersivi, farmaci;
  • Creare angoli personali disponendo nelle varie stanze oggetti particolarmente cari. Che fanno parte del passato o riguardano le abitudini personali, magari con una sedia o poltrona vicina che invitano ad una sosta.

Aiutare a creare un clima di collaborazione, permette al padre di Marco di cominciare a conoscere e fidarsi dell’assistente familiare che supera il suo senso di frustrazione. Il ruolo di mediatore affidato a Marco aiuta a stabilire un controllo e restituire il senso dell’essere capace ed utile in questo compito molto difficile.

 


Se vuoi restare in contatto con me o farmi una domanda diretta ti consiglio di iscriverti alla mia newsletter “ Direzione Alzheimer ( è gratuita e ti arriva ogni venerdì mattina nella tua casella di posta elettronica.

Ti scrivo ogni settimana e trovi approfondimenti di articoli, notizie, consigli e risorse utili.

 


Se invece senti l’esigenza di supporto per te o per la tua famiglia, possiamo analizzare del tuo momento “debole” e verificare insieme come affrontarlo.

Io ci sarò, a te basterà prenotare un’ora su skype. Scrivimi qui ti arriveranno tutte le informazioni per fissarci un incontro

Scrivi un commento